FAUNA

I testi riportati in questa sezione sono ricavati dal libro "Fauna d'Oc" del Prof. Augusto Vigna Taglianti (Ed. Centro Documentazione di Valle Stura). In particolare le parti evidenziate in colore verde sono direttamente tratte dal testo.

Ringraziamo l'autore per la concessione ad usare parte del testo.

 

 

IL TERRITORIO

    La porzione meridionale delle Alpi Occidentali, con i complessi massicci metamorfici ed eruttivi che costituiscono le Alpi Cozie, con la catena cristallina e metamorfica delle Alpi Marittime, e con le potenti formazioni carbonatiche carsificate delle Alpi Liguri, rappresenta un territorio unitario, di particolare significato ed interesse naturalistico, che può essere definito come Alpi Occitane, o Alpi d’Oc. ... ...

... ... riassumendo la storia del territorio, i principali fattori che hanno condizionato, modellato e caratterizzato il popolamento animale delle Alpi Occidentali meridionali si possono schematizzare nei punti seguenti:

  1.  la presenza di una catena montuosa, collegata con continuità quasi ininterrotta con le altre catene sudeuropee, e potenzialmente colonizzabile almeno dall’inizio del Miocene (23.7 milioni di anni fa) e per tutto il Terziario; questa catena è formata dai massicci cristallini preesistenti (l’Argentera) e dai rilievi originati dalle fasi orogenetiche alpine;

  2.  una serie piuttosto complessa di vicende paleogeografiche, che hanno modificato profondamente l’assetto delle terre emerse, con imponenti conseguenze sulla flora e sulla fauna, in seguito alla attività neotettonica del Miocene medio, dopo la chiusura della comunicazione tra il Mediterraneo e la Paratetide;

  3.  la separazione, nel Miocene superiore (oltre 7 milioni di anni fa) tra il Mediterraneo e l’Atlantico, la crisi di salinità nel Messiniano, la riapertura della comunicazione con la Paratetide tramite il bacino Pannonico, ed infine l'apertura dello Stretto di Gibilterra, con la conseguente formazione del Mediterraneo attuale;

  4.  i processi morfogenetici Plio-Pleistocenici, con fasi neotettoniche e fasi di demolizione del rilievo alpino;

  5.  una serie ancor più complessa di vicende climatiche, con fasi di basse temperature che hanno influito sulle faune e flore di tipo temperato-tropicale nel Terziario, nel Pliocene, e poi soprattutto nel Quaternario, con le fasi anatermiche e catatermiche (glaciali) del Pleistocene, negli ultimi 20.000 anni;

  6.  l’azione dell’uomo, che, a partire da un paio di millenni, ha sempre più modificato l’ambiente ed il paesaggio naturale, fino al pesante impatto degli ultimi decenni, con conseguenze rilevanti sulla flora e sulla fauna.


    LA FAUNA

 La fauna di un’area dipende, nella sua composizione, da fattori storici, pregressi, paleogeografici e paleoclimatici, e da fattori attuali, ambientali ed ecologici. La ricchezza faunistica, la “diversità”, di un’area è quindi il risultato della storia dell’area stessa (tempo di emersione, articolazione geografica nei perio­di successivi all’emersione, collegamenti con altre terre emerse, situazione climatica), che ne ha permesso il popolamento, e della sua complessità attuale, che permette la permanenza del popolamento stesso.

Un territorio con una lunga storia e con un complicato alternarsi di vicende geografiche e climatiche, che lo hanno isolato o collegato con altri territori, è quindi, almeno dal punto di vista biogeografico storico, un buon candidato ad una alta biodiversità. Se poi questo territorio non è omogeneo, ma vario ed articolato, con montagne alte e valli profonde, con ghiacciai a pochi chilometri dal mare, con una struttura del paesaggio vegetale ricca e complessa, allora è evidente che anche una fauna altrettanto, od ancor più, ricca e complessa ha potuto popolare questo territorio, come risultato di colonizzazioni, e di fenomeni di isolamento e di speciazione.

L’area di cui stiamo parlando, come è stata definita al punto precedente, corrisponde molto bene a questo schema generale appena tracciato.

Dal punto di vista storico, la presenza di un massiccio ercinico, l’Argentera, ha certamente permesso l’insediamento e la permanenza di paleoendemiti, e così la presenza, fin dal Miocene inferiore, di una catena sud europea continua, ha permesso la colonizzazione da parte di elementi, sia di origine gondwaniana sia laurasiana, di linee già ben articolate nell’emisfero settentrionale dall’inizio del Terziario,

Le vicende paleogeografiche e soprattutto paleoclimatiche, del Terziario e del Quaternario, hanno condizionato colonizzazioni, estinzioni, isolamento e speciazione in linee di popolamento di varia origine (boreale, steppica, mediterranea, appenninica, provenzale), e le modificazioni climatiche dei periodi glaciali più recenti hanno ulteriormente arricchito la complessità faunistica,

Dal punto di vista attuale, la complessa orografia, con cime relativamente elevate, a breve distanza (20-40 km) dal mare, la conseguente articolazione vegetazionale, I ‘azione dell’uomo negli ultimi 5-6000 anni, che si intreccia strettamente, indissolubilmente con la natura, hanno poi condizionato e condiziona­no il popolamento animale delle Alpi d’Oc, che assumono effettivamente il ruolo di area chiave per comprendere la composizione faunistica dell’Europa sud-occidentale e della intera penisola italiana.

 

Elementi endemici  

 

Riportiamo due esempi di relitti paleoendemici:

 

Carabus solleri, è un vistoso coleottero carabide, presente dalla prateria alpina ai boschi termofili di latifoglie.

Sphodropsis ghilianii è un carabide cavernicolo, troglofilo, che si trova anche nelle tane di mamotte e talora sotto i sassi, nelle praterie e nei ghiaioni allo sciogliersi delle nevi o nei boschi freschi ed umidi.

Le zone contrassegnate con 1 rappresentano la distribuzione di questo carabide in Europa.

 

 

I COLONIZZATORI

  Gli elementi colonizzatori, che hanno popolato le nostre Alpi d’oc per fenomeni di dispersione, sono rappresentati da diverse categorie, schematizzabili secondo il periodo tempora­le di colonizzazione e l’area geografica di provenienza. Tra questi, vanno interpretati come conseguenza delle grandi migrazioni faunistiche in seguito al deterioramento climatico (fasi catatermiche glaciali) del Pleistocene i relitti glaciali e gli elementi steppici. mentre gli elementi meridionali ed occiden­tali della nostra fauna, di origine mediterranea. appenninica o provenzale, sono una conseguenza più recente delle fasi di innalzamento termico postglaciale.

RELITTI GLACIALI

Tra i relitti glaciali, vanno ricordati alcuni esempi ben noti e vistosi di vertebrati di origine boreale, come la pernice bianca, Lagopus mutus e la lepre variabile o alpina (bianchoun)  Lepus timidus, della tundra artica, od il fagiano di monte, o gallo forcello, Tetraus tetrix, e l’ermellino (moustéla).

 

Pernice bianca

Gallo Forcello

 

 

ELEMENTI STEPPICI

 

La marmotta (Marmota marmota) è uno degli animali più frequenti e vistosi dell’orizzonte alpino: il suo fischio inconfondibile fa parte del paesaggio delle quote più elevate, dallo sciogliersi delle nevi fino all’inizio dell’autunno.

 

ELEMENTI TERMOFILI MERIDIONALI

Durante le fasi calde interglaciali, ma soprattutto in seguito alle modificazioni climatiche successive ai periodi glaciali, con le temperature più elevate degli ultimi millenni, il nostro territorio ha potuto essere popolato da contingenti faunistici meridionali, termofili.

Alcuni esempi:

 

    Il centogambe tropicale Scutigera coleoptrata, veloce cacciatore notturno delle savane aride africane, e che qui ritroviamo sotto i ghiaioni calcarei o nelle case dei paesi.

    L'Eterottero Pirrocorride, talora svernante in colonie sotto le cortecce degli alberi.

 

ELEMENTI ALPINI (O AD AFFINITÀ ALPINE)

 

Mostriamo di seguito alcuni elementi fra i più vistosi e tipici che l'escursionista può incontrare muovendosi attraverso i nostri valloni:

 

IL PIANO CULMINALE

Il camoscio, Rupicapra rupicapra, specie ampiamente diffusa in tutta l'area, frequente nel bosco di larice e nelle formazioni delle quote superiori, fino alle cime più alte.

Lo stambecco, Capra ibex.

L'aquila reale, Aquila chrisaetos

Il Gipeto o avvoltoio degli agnelli, Gipaetus barbatus, estinto all'inizio del secolo nelle Alpi Marittime e recentemente reintrodotto.

 

IL PIANO MONTANO

Il lupo, Canis lupus, una specie di Canide localmente estinto all'inizio del XX secolo, ora ritornato, con pochi individui della popolazione appenninica (razza Italicus Altobello, 1921) lungo l'Appennino e le Alpi Liguri, con una rapida espansione.

La volpe, Vulpes vulpes, il Canide più frequente e diffuso, come appare alla luce dei fari lungo le strade dei fondovalle.

Il cinghiale, Sus scrofa, un Suide sempre più diffuso ed infestante nelle nostre vallate.

 

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